post wikileaks

a timeline of violence: guerra in Iraq

http://english.aljazeera.net/secretiraqfiles/2010/10/20101022172059236587.html

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antoni muntadas

nuovo progetto di Antoni Muntadas su Istanbul, capitale europea della cultura nel 2010

blablabla

come dice il titolo, questo è il link ad un archivio di letteratura armena più o meno tradotta.

http://haybook.wordpress.com

tra i link,  i consigli della Oral History Society per diventare uno storico orale: http://www.ohs.org.uk/

in Storia e Soggettività, un libro dalla copertina sbiadita degli sbiaditi anni ’70, Luisa Passerini mette in guardia dai rischi del populismo nella storia orale. Nei rampanti anni ’90 è stata sottolineata piuttosto la natura dialogica della storia orale che non può che nascere da una conversazione, dall’incontro tra la  presenza questuante dello storico  e una fonte parlante e auto-interpretante.

avi mograbi & stéphane hessel

ci sono molte cose che fanno piangere a vederle. tra queste, anche la storia o la geopolitica internazionale studiata sulle cartine a colori dovrebbe fare piangere ogni volta. intendo proprio la capacità di commuoversi, di immaginare come potrebbe andare diversamente e a questo scopo, se serve, immedesimarsi in chi vive un’ingiustizia. allora questa compartecipazione può diventare indignazione profonda e forse gesto efficace. intanto, un post.

Avenge But One of My Two Eyes (2005) di Avi Mograbi è un film documentario, riprese a spalla e camera mossa, sui palestinesi, su Israele e sui suoi miti storici fondativi, come l’assedio romano a Massada (74 d.c.) e la resistenza fino al suicidio di massa degli ebrei zeloti rifugiatisi nella cittadella, o come Sansone, trasformato da martire biblico a simbolo sionista. E’ anche un modo di pensare al valore della nazione e della morte, alla fatica di convivere con l’esercito israeliano onnipresente, al perchè e contro chi morire, al suicidio collettivo a fil di spada, al suicidio degli eroi e dei terroristi, che per qualcun’altro, allo stesso tempo e proprio in quel momento, si fanno eroi.

Il film è stato presentato alla Cité du Livre di Aix-en-Provence da Stéphane Hessel, deportato in Germania, diplomatico francese e tra i promotori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (maiuscole d’ordinanza): incitava ad uno sguardo critico, ironico e autonomo sul film e sulle testimonianze raccolte. Secondo me, incitava anche a piangere, ad indignarsi e poi,  fare qualcosa.

intervista con Avi Mograib

appunti sul cinema israeliano

leopardi aveva anche scritto un trattato di astronomia

… questi che esaltano tanto l’incorruttibilità, l’inalterabilità, credo che si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campare assai, e per il terrore che hanno della morte … questi meriterebbero di incontrarsi in un capo di Medusa che gli trasmutasse in istatue di diaspro o di diamante, per diventare più perfetti che non sono. e non è dubbio alcuno che la terra è molto più perfetta essendo, come ella è, alterabile, mutabile …

Galileo – Dialogo sui due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano – giornata I° (1632)

thougts on air

qualche commento sull’attacco israeliano alla flotta pacifista internazionale al largo delle acque di Gaza il 31 maggio 2010.

http://temi.repubblica.it/limes/medio-oriente-herdogan-sfida-il-duo-hezbollah-iran/13166 (lorenzo trombetta per Limes) sull’autorevolezza turca nel chiedere il ridimensionamento di Israele

http://www.opendemocracy.net/thomas-keenan-eyal-weizman/israel-third-strategic-threat (weizmann e keenan)

eliyas khouri “con la libertà/l’impunità del sangue e del crimine”, articolo su al-quds al-arabi

l’articolo di weizmann e keenan racconta in prospettiva storica la “sindrome dell’assedio” che affligge israele.

il testo di Khoury condanna le azioni israeliane dal punto di vista umano prima ancora che dal diritto umanitario.

le manifestazioni di Beirut (150.000 persone secondo gli organizzatori, per la questura non so …) hanno raccolto i “partiti della resistenza” libanese con il predominio, se non altro quanto a sound system, di Hizbollah e ‘amal, mentre il partito nazionalista siriano, i comunisti e i gruppi palestinesi (presenti al-fatah, al-gama3a al-islamiyya, un indistinto fronte democratico panarabo, …) sfilavano più discretamente nel corteo da Barbir a Downtown. Basso profilo nonostante si stimino oltre 250.000 palestinesi insediati nei campi profughi in Libano, dal ’48.

Se lo slogan ” Israele non capisce se non la lingua della forza” è un sempreverde nella stampa e nelle manifestazioni di protesta, tuttavia, come ha commentato Lorenzo Trombetta, è molto difficile continuare a dare credito a questa generale indignazione araba che da tempo non è in grado di tradursi in richieste efficaci e unitarie a livello internazionale, diversamente dal rinnovato impegno turco.

35 anni dopo

si sono tenute ieri a Beirut alcune iniziative per commemorare i 35 anni dallo scoppio della guerra civile libanese: l’apertura della mostra “Missing” e “In a sea of oblivion”, organizzate al Beirut City Center da Umam, il lancio del libro “Masrah Beirut” sulla storia del teatro libanese dagli anni ’60 curato da Hanane Hajj Ali (attrice, moglie e collaboratrice del regista Roger Assaf @ dawar asshams), una partita di calcio tra i membri del Parlamento e i ministri scandita dagli slogan di Hariri “i giorni della guerra non ritorneranno” per rilanciare il processo di riconciliazione nazionale.

la data, accettata quasi all’unanimità da tutte le forze politiche,  rappresenta l’attacco da parte di falangisti cristiani all’autobus che trasportava la leadership palestinese presso Ain el-Rummaneh.

tra i tormentoni ricordati dai giornali di ieri:

1. siamo ancora in guerra? (vedi questione irrisolta degli scomparsi e displaced)

2. il nazionalismo libanese è la risposta giusta ai particolarismi?

3. ricordare o non ricordare? cosa dimenticare? (vedi critica di Rabi3 Mroue sulla pensabilità della guerra)

4. memoria condivisa o amnesia collettiva? (vedi critica di Roger Assaf)

(fine prima puntata)


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