35 anni dopo

si sono tenute ieri a Beirut alcune iniziative per commemorare i 35 anni dallo scoppio della guerra civile libanese: l’apertura della mostra “Missing” e “In a sea of oblivion”, organizzate al Beirut City Center da Umam, il lancio del libro “Masrah Beirut” sulla storia del teatro libanese dagli anni ’60 curato da Hanane Hajj Ali (attrice, moglie e collaboratrice del regista Roger Assaf @ dawar asshams), una partita di calcio tra i membri del Parlamento e i ministri scandita dagli slogan di Hariri “i giorni della guerra non ritorneranno” per rilanciare il processo di riconciliazione nazionale.

la data, accettata quasi all’unanimità da tutte le forze politiche,  rappresenta l’attacco da parte di falangisti cristiani all’autobus che trasportava la leadership palestinese presso Ain el-Rummaneh.

tra i tormentoni ricordati dai giornali di ieri:

1. siamo ancora in guerra? (vedi questione irrisolta degli scomparsi e displaced)

2. il nazionalismo libanese è la risposta giusta ai particolarismi?

3. ricordare o non ricordare? cosa dimenticare? (vedi critica di Rabi3 Mroue sulla pensabilità della guerra)

4. memoria condivisa o amnesia collettiva? (vedi critica di Roger Assaf)

(fine prima puntata)

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